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Vecchi Cimeli Pugliesi: il “Capasone”

Quante volte da piccoli, giocando a casa dei nostri nonni, ci siamo imbattuti in un grosso vaso, alto a volte anche sino a 2 metri, di notevole mole, dai tipici colori che vanno dal giallo all’ocra, e ci siamo domandati cosa fosse e cosa potesse contenere?

Dai familiari è sempre presentato come un componente stesso della famiglia: il “capasone”. Probabilmente per l’importante lavoro che gli veniva affidato.

Il “capasone”, infatti, aveva un ruolo fondamentale all’interno della vita in campagna, poiché conteneva i beni alimentari di prima necessità, mantenendoli ad una temperatura ottimale e quindi preservandoli dal passare del tempo.

I contenitori più grandi contenevano il vino affinché non diventasse aceto e l’olio affinché non modificasse le sue caratteristiche organolettiche.

I recipienti più piccoli, invece, contenevano fichi secchi, funghi e tutti gli ortaggi che il contadino voleva conservare durante il passare delle stagioni.
Sigillato con un piatto in cima per evitare contaminazioni esterne, a 20 cm dal fondo vi era disposto un piccolo rubinetto, detto “cannedda”, utile per prelevare solo la quantità necessaria del suo prezioso contenuto.

Una volta svuotato del suo contenuto, per poter essere riutilizzato veniva pulito con acqua e tufo, strofinato con uno spazzolone di erbe aromatiche, come mirto e timo, e lasciato asciugare al sole.

Il suo nome deriva dal gergo dialettale pugliese: “capasone” vuol dire “capace”, basti pensare che in alcuni casi la sua capienza raggiunge i 250 litri.
Proprio per tale grandezza sia per la sua realizzazione sia per la sua riparazione, in tempi passati, esisteva una figura professionale di vasaio specializzata, il quale doveva avere un’ottima abilità nel saper modellare l’argilla.

Negli ultimi anni è ritornato in auge proprio come simbolo della storia contadina del nostro territorio, infatti lo ritroviamo negli ingressi delle masserie, in villeggiatura e in campagna, quale abbellimento o ornamento da giardino. Il “capasone”, infatti, è e rimarrà un antico cimelio la cui bellezza principale è proprio quella di ricollegarci alla nostra tradizione contadina!

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