fbpx

Un amore tutto pugliese: i panzerotti!

Se ti chiedessero di richiamare alla memoria un’immagine felice, quale tireresti fuori?

Una cena di mezz’estate, con un timido venticello che allontana per qualche secondo l’afa tormentosa che ti ha accompagnato per tutta la giornata e tutta la famiglia riunita intorno ad un tavolo.

E per tutta la famiglia si intende davvero tutta. Genitori, nonni, zii, cugini.
Perché qui è così, si riesce a cogliere ogni occasione buona per festeggiare.
E per festeggiare si mangia. Quale grande dimostrazione d’amore se non il cibo?

Succede sempre così. Tu vuoi esser pronto per la prova costume, e loro cucinano. Tu avevi pensato ad un’insalata leggera, e loro sono in grado di friggere anche quella.

Ma ormai ci hai fatto l’abitudine. Ed è bello proprio per questo.

Ritornando all’immagine felice. Un tavolo grande ma mai abbastanza, tante sedie diverse ed immancabilmente loro: i panzerotti.

Mezzelune fritte che hanno rubato il colore al sole e il sapore agli dei. Uno diverso dall’altro ma tutti accomunati da un unico irripetibile ripieno fatto di salsa, mozzarella e tanto amore. Perché altrimenti non si spiegherebbe cotanta bontà fritta e filante.

I panzerotti, oltre a come trattenere il respiro per non rischiare di veder volare via il bottone dei jeans come il tappo dello Champagne migliore, ti insegnano altre virtù che risulta fondamentale aver conservato nella tasca di quel jeans sopravvissuto per affrontare la quotidianità.

Prima di tutto l’attesa. Quell’estranea da cui tutti nel frettoloso mondo odierno rifuggono. Lo scorrere lento del tempo che permette alle cose di risolversi (e all’impasto di crescere soffice e lievitato).

Poi la collaborazione. Perché quando l’olio nella padella è pronto a casa mia si scatena una vera e propria catena di lavoro che il metodo fordista ci farebbe un baffo. Ognuno al suo posto e al mio tre scatenate l’inferno! C’è chi stende le palline d’impasto, chi farcisce i panzerotti e chi li frigge.

Ed è qui che scopri i due passaggi più importanti: l’attenzione e la speranza. Perché devi utilizzare un’attenzione chirurgica nel richiudere quel fazzoletto di pasta che conserva un tesoro prezioso fatto di pomodoro e mozzarella.

E poi non ti resta che sperare. Può sembrar strano ma è questo che si fa mentre i panzerotti, calati nell’olio bollente, con un sfrigolio di sottofondo assumono il loro distintivo color dorato. Devi sperare che non si aprano. Che forse non significherà nulla se non hai mai vissuto quell’attesa con le dita incrociate dietro la schiena sperando di aver raggiunto il giusto compromesso tra un impasto troppo spesso e uno troppo sottile. Ma se hai vissuto quell’attesa colma di speranza sai bene cosa significhi.

Ed in fine eccoli lì. Solitamente sono prodotti in una quantità smisurata rispetto al numero di commensali, ma comunque non ne avanza neanche uno. È una strana magia questa. Tu credi di volerne mangiare solo due e poi ti ritrovi ad aver perso il conto. Ma in realtà sappiamo che non lo fai di proposito: i panzerotti dopotutto sono come l’amore, non si possono mica misurare.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *