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La Valle d’Itria: tra cibo ed architettura!

Distese di verde preciso, ordinato. Quadrati immensi di terra disegnati da abili architetti che hanno saggiamente selezionato la distanza tra un albero e l’altro. La distanza giusta affinché il lavoro si possa condurre più agevolmente, affinché le radici non facciano a botte per il predominio del sottosuolo.

Distese di verde che si perdono nel blu dell’orizzonte. Blu del mare, blu del cielo. Tra i due un confine labile ed impercettibile che agli occhi più attenti rivela persino il livello di increspatura delle onde. O almeno così fanno credere coloro i quali tendono ad indovinare.

Questo è il panorama familiare della Valle d’Itria.

Una parte di terra centrale tra la città metropolitana di Bari e le province di Brindisi e di Taranto. Per lo meno questa è la definizione geografica. Poeticamente, per via della sua centralità, potremmo definirla il cuore della Puglia.

Un cuore fitto di borghi e centri storici.

Il bianco dei muri e i balconi in fiore fanno da cornice alle labirintiche strade che li caratterizzano. Un intricato gioco di curve ed incroci che ti porta a passeggiare instancabilmente per ore senza esser mai sicuro della meta.

Ritornando spesso, ironia della sorte, al punto di partenza. Senza, però, perder mai la voglia di smarrirsi in quei sentieri vorticosi che nascondono patrimoni inestimabili.
È in quelle strade, infatti, che si può scoprire la vera essenza della Puglia. Dal profumo di ragù che le inonda la domenica mattina, dai negozi tipici che le animano, dal calore che sprigionano nelle sere d’estate.

Sono quelle strade in cui ti avventuri volentieri per poter fare una chiacchierata intima con il territorio che ti ospita. Una chiacchierata di quelle che, davanti ad un aperitivo al tramonto, ti rendono capace di svelare tutti i suoi segreti – o quasi.

Dalle tipiche Chianche e dall’inconfondibile bianco della calce sono caratterizzati i centri storici delle diverse città che compongono la Valle D’Itria: Locorotondo, Martina Franca, Cisternino, Ostuni, Fasano e Ceglie Messapica.

Queste località conservano caratteristiche uniche e speciali che le rendono famose e riconoscibili: i trulli, le masserie, le cummerse. Bellezze che affascinano ogni anno migliaia di turisti e che non smettono di catturare anche chi le conosce e riconosce sin dalla nascita.

Ma le peculiarità che rendono speciali questi posti non sono solo architettoniche ma soprattutto culinarie. La focaccia, le bombette, i panzerotti, le friselle, le olive e le pettole per citarne alcuni.
Trovare le parole giuste per descrivere l’esplosione di sapori che lascia in bocca questa terra porterebbe ad una ricerca sfiancante ed inutile.
È impossibile spiegare la fragranza della focaccia che diventa il pranzo a sacco che tutti vorrebbero, la morbidezza delle bombette appena cotte, la poesia dei panzerotti mangiati in compagnia, la consistenza delle friselle bagnate al punto giusto e condite con fantasia, l’inconfondibile sapore delle olive e il gusto della pastella fritta che è racchiusa in quella pallina imperfetta che è la pettola.

Un territorio vasto, riconoscibile e stracolmo di particolarità.
Impossibile pensare di poterlo scoprire solo attraverso poche righe. È necessario camminare per le sue strade, mangiare in riva al mare, brindare con vista panoramica. È necessario sfidare i labirinti dei suoi centri storici pur senza il filo di Arianna ma solo con la voglia di svelare ogni suo mistero nascosto: un’antica chiesa, un panorama mozzafiato o semplicemente il piacere di una chiacchierata al tramonto (magari accompagnata da un pezzo di focaccia!).

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