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La nonna e le orecchiette: i ricordi felici

Se sei nato in Puglia, se sei stato svezzato con le cime di rapa, se le tue estati portano in tasca un secchiello colmo di sabbia e il rumore delle onde, allora immancabilmente tra i giochi propinati dalla nonna anche tu hai incontrato lui: il tavoliere

Davanti al camino, in un pomeriggio troppo freddo per giocare in giardino, la nonna avrà pensato bene di intrattenerti con un gioco educativo, in cui la coordinazione oculo-manuale e la concentrazione diventavano capisaldi per portare a compimento il tuo obiettivo: la creazione dell’orecchietta perfetta.

Seduto, piccino, accanto alla nonna, sembrava semplice ed immediata la danza delle dita che portava il serpente di pasta a trasformarsi in poche veloci mosse in un minuscolo cappello ben definito.

Lei, fischiettando, raccontandoti aneddoti di un tempo che appariva lontano nello spazio dei ricordi, faceva scorrere le sue dita tra l’impasto e la farina trasformando il tavoliere in una pista da ballo per le sue dita.

D’improvviso il tuo turno: sforzati di ricordare quei movimenti veloci e leggeri che hai visto fare alla nonna, ripetili con minuzia e precisione e dovrebbe accadere la magia. Invece niente. Le tue erano sempre più sgangherate, a volte troppo aperte, altre troppo sottili al punto di lacerarsi. Riprovaci. Ancora. Questa volta sarà perfetta.

E lì, mentre la porzione di tavoliere della nonna continuava a riempirsi alla velocità della luce di minuscole orecchiette perfettamente disegnate, tutte di egual misura, la tua aspettava invano. Osservavi i suoi movimenti, cercavi di immagazzinare i suoi consigli, ma la regina indiscussa era lei.

A dirla tutta c’era qualcosa in cui eri imbattibile: il tuo rapporto con la farina. La farina infatti era ovunque: sulle mani, sulla faccia, sul grembiule e nei capelli.

Eri sporco, quasi sempre senza esser riuscito ad eguagliare la nonna e il terreno di battaglia intorno a te sembrava imbiancato dalla neve-farina ma questo non era sufficiente a minare la tua felicità. Tra le chiacchiere interminabili, lo scoppiettio del fuoco, l’impasto che prendeva forma (non il tuo ovviamente) e il sapore di un’orecchietta fresca rubata senza fare troppa attenzione a non esser scoperto, era impossibile non esser felice.

Tutte le macchinine del mondo e le Barbie più belle in vetrina non valgono quanto un’ora condivisa, quanto un piatto preparato a cinque anni in ginocchio su una sedia per riuscire ad arrivare all’altezza di un tavolo sempre troppo alto.

Non valgono un viso sporco di farina, due mani piccine e poco pratiche che si muovo leggere, un ricordo che anche a distanza di tempo è ancora troppo nitido seppur lontano.

Cosa sia l’amore lo capisci lì: a tavola, tra una storia inventata e la prima orecchietta che assomiglia lontanamente a quella fatta dalla nonna.

Dar forma ad un’orecchietta è un po’ come andare in bici: una volta imparato non lo scordi più. Cogli l’occasione per rimetterti in gioco venerdì 21 agosto alla Masseria Notarangelo, la “Casa del Turismo”: assisterai nuovamente alla magia dell’impasto che prende forma grazie al Pastificio Cardone.

 

Madia Lucia Colucci

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